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Giuliano Di Cola

Fotografo con la vocazione del poeta. Cosenza punto di riferimento delle sue opere

Maria Cristina Posa, in «Buongiorno Cosenza», 1993

In una traversa di via Nicola Serra al numero 69/C è aperta da poco tempo la Photographic Gallery di Giuliano Di Cola. Ma chi è e che cosa fa? In un ambiente essenziale e ordinato sono in esposizione permanente una piccolissima parte dei suoi capolavori che ad occhi profani non sono altro che fotografie, bellissime, ma… fotografie! È di queste che si occupa Giuliano Di Cola dal lontano 1959. Nel ’61 si diploma all’Istituto Statale d’Arte Fotografica ad Ascoli Piceno, suo paese d’origine e, inversamente, come racconta la storia della nostra nazione, emigra al Sud e rimane per una serie di circostanze casuali e volontarie a Cosenza. Una città come tante ma alla quale Di Cola riesce ad affezionarsi e a sentirsi parte di essa. Cosenza diventa dunque punto di riferimento del suo lavoro itinerante, professionale e decisamente valevole dal punto di vista artistico. Di Cola infatti si forma come fotoreporter e nel giro di pochi anni riesce ad affermarsi in campo internazionale. Lo invitano al Museo d’Arte Moderna di New York, a Grangesis, Sestrieres, Milano, Roma, Napoli, Torino, moltissime recensioni e servizi giornalistici sul Messaggero, il Tempo, Paese Sera…, fa reportages per Panorama Mese e così via. La sua è una carriera costellata di successi, di duro lavoro e di grandi collaborazioni. Insieme a Vittorio Citterich e Costas Papadopulos, Di Cola vive una grande esperienza artistica e spirituale. Sul Monte Athos – lo stato di Dio, così viene intitolato questo reportage fotografico -, Di Cola ha a sua disposizione un mondo chiuso, fermo nel tempo e nella storia, quasi irreale, fantastico ma straordinariamente presente dinanzi al suo obiettivo. Un obiettivo quello di Giuliano sensibile, immediato e pronto a carpire il mistero e il silenzio di una dimensione religiosa. Sequenze visive altamente poetiche, ferme e vibranti, cromaticamente intense, luminose e chiaroscurate. Un connubio felice, dunque, fra arte fotografica e realtà, fatto di suggestioni, sensazioni e di parole non dette ma viste. È difficile infatti commentare o tentare di descrivere l’arte di Giuliano Di Cola. Documento visivo totale, compiuto in ogni sequenza o frammento. Immagine non didascalica ma intuitiva. È perseguendo le linee di un rigore artistico e professionale Di Cola ci racconta allo stesso modo la nostra Calabria. Quella antica, quella vera, quella che non esiste più. Con amore sincero di un figlio della nostra terra, Di Cola raccoglie 30 anni di fotografie sulla civiltà contadina calabrese. Trenta anni di storia irreversibile e pertanto una documentazione preziosa ed esclusiva. Le immagini, bellissime, si raccontano e rimuovono sedimenti della memoria. Ispirano una certa nostalgia e ci sono familiari nella loro gestualità quotidiana. Una ritualità antica che rivive nella lucidità poetica del fotografo che si fa illustre mediatore tra una visione fugace e una immagine ferma e irripetibile. Il colore è intensamente materico, poroso, vibrante e straordinariamente pieno; quasi a suggerire la materia ritratta, l’aria casalinga di quelle case dai muri grossi e screpolati, anneriti dal fumo dei focolari, quasi a sentirne gli odori e gli umori di una vita semplice fatta di piccole e grandi cose. L’amore documentaristico per cose che altri non vedono porta a ritrarre la Vecchia Cosenza. Il movente del suo lavoro è di denuncia, ma le immagini si trasformano automaticamente in un prodotto artistico e l’aspetto di degrado e abbandono del centro storico raggiunge attraverso il suo obiettivo un insospettato risvolto poetico, riuscendo a mostrare l’essenza della cosa vista al di là delle contingenze reali. Questi ed altri sono gli aspetti dell’arte fotografica di Giuliano Di Cola che, come lo ha giustamente definito Pino Nano in “Calabritudine”, è un “Nemo profeta in patria” ma non è quasi mai troppo tardi per requisire il suo talento e metterlo a servizio della nostra città sempre troppo indifferente verso le potenzialità artistiche che hanno scelto di vivere qui. Proprio come Giuliano Di Cola un artista emigrato al Sud!

Un particolare ringraziamento a Vittorio Giardino (autore del logo dell'Archivio Di Cola) e a Luca Luciano (per la collaborazione musicale).
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