Memorie del Mondo Sommerso
Eugenio Madeo (Presidente dell’Amministrazione Provinciale di Cosenza), 15 maggio 1986
Credo ci sia poco da dire sull'eccezionale e significativo reportage fotografico di Giuliano Di Cola relativo alle “memorie del mondo sommerso” nelle opere e nei giorni della civiltà contadina calabrese. Le immagini parlano da sole. I luoghi di ripresa si riferiscono principalmente alla provincia di Cosenza, dal Pollino alla Sila, attraverso alcuni paesi di origine albanese come Lungro, Spezzano Albanese, Frascineto ed altri ancora come S. Marco Argentano, la piana di Sibari, Alessandria del Carretto, la zona di Acri e Bisignano, Rende, Marano Principato, Rogliano, Aprigliano ecc. Nella provincia di Catanzaro ritroviamo l'area di Lamezia ed in quella di Reggio Calabria l'Aspromonte. Il reportage è poi diviso per gruppi, tali da consentire una più facile ed immediata lettura degli aspetti più significativi ed espressivi della civiltà contadina. La religione con alcune immagini emblematiche, i vari aspetti del lavoro, gli animali adibiti alla produzione, gli attrezzi di lavoro (la ricerca va dall'aratro primitivo ai vari attrezzi di uso comune) gli aspetti urbanistici, con angoli vari che testimoniano il passato ed il presente, la descrizione e composizione della natura e poi l'uomo (donne, bambini, vecchi, alcuni giovani) con volti ed immagini di grande valore espressivo. Questi tratti, queste immagini ci offrono una testimonianza forte ed efficace dello stato di abbandono, di fatica, di sofferenza della realtà contadina calabrese, così duramente segnata dalla conseguente emigrazione di massa. Giuliano di Cola ci offre così, col suo mezzo espressivo, la fotografia, la possibilità di farci conoscere e comprendere sempre più e meglio una realtà che tanto ha inciso e continuerà ad incidere nella storia della nostra civiltà calabrese. Conoscere e comprendere. Ecco, questo mi sembra di fondamentale importanza; ed un grande aiuto in questa direzione ci viene offerto dal lavoro paziente ed efficace di Giuliano Di Cola. E di ciò bisogna essergliene grati.



