Tutto fermo a 10 secoli fa
Giuseppina Rocca in «Il Messaggero», 14 febbraio 1984
Immagini di antichi mestieri che risalgono al 1100 di architettura bizantina, figure di monaci dalle lunghe barbe spesso candide curvi sotto il peso di otri carichi di acqua o intenti a dipingere una icona; paesaggi morbidi dai colori sfumati, volutamente sgranati capaci di comunicare sensazioni di pace e impressioni senza tempo. Mistero e misticismo: due emme in un solo reportage dal titolo suggestivo «Monte Athos. Lo stato di Dio», realizzato da Giuliano e Cesare Di Cola e adesso esposto fino al 28 febbraio alla galleria «Il Canovaccio» in via delle Colonnette. Cosa succede negli Anni Ottanta nella Repubblica Monastica (unico esempio di stato sovrano retto da monaci di religione greco-ortodossa) del Monte Athos? È tutto rimasto fermo al X secolo, epoca in cui con l’appoggio dell’imperatore di Bisanzio nacque il primo monastero. Le regole sono le stesse di allora. Racconta Giuliano Di Cola, uno dei pochi fortunati visitatori ad essere stato ammesso in questo mondo roccaforte della preghiera ancora vitatissimo alle donne e agli animali di sesso femminile e dove l’unico mezzo di comunicazione tra i venti monasteri sopravvissuti, sui trecento d’origine, sono i multi. Entrarvi significa lasciare alle spalle la tecnologia e il progresso. La sensazione del silenzio è terrificante. In un primo momento t’avvolge, al terzo giorno diventa ossessione. È una realtà senza tempo che si può solo accettare facendo propria la prima e fondamentale regola del monachesimo: «più sono lontano dal mondo più mi avvicino a Dio».



