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Archivio fotografico Giuliano e Cesare Di Cola

Peppino Alario

L'esatta distribuzione dei toni, l'eleganza compositiva quasi geometrica, l'intenso pittorialismo dei soffi di luce e d'ombre, insieme ad una nitidezza senza sbavature, improvvisa e tagliente ed infine un colore sempre saturo od intensamente fotografico, mai assunto però come referente assoluto ma come variante nel gioco di specifiche sensazioni anche non realistiche, trasformano ogni cosa rappresentata in una favola ma anche nel ritratto d'un luogo, d'una certa umanità e nella scena di riti che appartengono ad un momento storico preciso. Un'opera moderna in cui si insinua beneficamente l'arcano del passato come discreta, imperscrutabile, pressione sul presente. Nella doppia inerenza - superficie morbida/substrato forte - Di Cola promette d'affermarsi come il più grande fotografo sinfonico oggi operante in Italia e comunque ci restituisce una fotografia concreta e bella, orgogliosa di sé, pienamente sufficiente. [...] Di Cola produce visioni ed ispirazioni rifabbricando in chiave flaubertiana le "cose viste": fa confluire, cioè, in un 'unica ed impetuosa cataratta sia le acque del realismo sia quelle del romanticismo. Ricomponendo, così con insolito vigore penetrativo la poetica grandezza di piccoli frammenti di realtà o di favola in quadri fotografici nudi ed analitici per il loro valore interno e quasi pittorici per la composizione delle figure, dei toni, delle luci sempre bloccati in un'irripetibile flash di perfezione formale, d'insuperabile ed eterna bellezza, egli pone le sue immagini decantate non già davanti agli occhi dell'osservatore ma davanti al suo intelletto..

Con le spalle al futuro ma con l'intelligenza rivolta al domani, i Di Cola  usano la fotografia in un modo preciso e specifico esaltandone le caratteristiche più dirette, più originali, ma non si lasciano sopraffare dalla supplenza che la macchina opera sull'uomo tecnologizzato per cui esaltano tutte le qualità che la chimica e l'ottica fotografiche consentono e lo fanno quasi con puntiglio teutonico ma propriamente per liberarsene e per  costruire il loro registro organico. Così, nei contenuti, i Di Cola non abbandonano la preoccupazione di riprodurre  l'aspetto esatto delle cose ed affinano anzi il procedimento descrittivo dandogli addirittura nuova dignità. La descrizione, la presa diretta sulla realtà come è percepibile dell'obiettivo non scadono però ad operazioni di compiaciuta ostentazione "notarile".

Un particolare ringraziamento a Vittorio Giardino (autore del logo dell'Archivio Di Cola) e a Luca Luciano (per la collaborazione musicale).
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