L'Archivio Di Cola è una ricognizione fotografica in continua evoluzione, che risponde ad ogni esigenza di promozione, comunicazione e documentazione avente come oggetto l'universo Calabria. Un patromonio unico fatto di migliaia di immagini (e tele fotografiche) di carattere storico ed artistico, che si rivolge a diversi soggetti (Comuni, Province, Regione, istituti di credito, università, APT, case editrici, associazioni culturali, industria alberghiera ) per la realizzazione di libri (d'arte, storici, antropologici ), depliants, guide turistiche, periodici, cataloghi, cd-rom, calendari, siti web, mostre E' possibile acquistare, contattando lo studio fotografico Di Cola, volumi della collana Pianeta Calabria, stampe e tele fotografiche ed eleganti cartelle personalizzabili contenenti tele e stampe. Periodicamente verranno segnalate nuove opere. Le tele e le stampe dell'archivio possono essere noleggiate per l'allestimento di mostre.
Pianeta Calabria - Viaggio nella Cosenza Antica
Cod. 02-L
Cartella fotografica di Giuliano e Cesare Di Cola
Presentazione di Rocco Mario Morano
2004 Pianeta Calabria - Dimensione: 25·36 cm
All'interno della cartella (edizione limitata): presentazione del prof. Mario Rocco Morano; stampe fotografiche autografate di Giuliano e Cesare Di Cola; Calabria Citra tratto dal Viaggio nel Regno delle due Sicilie (pubblicato a Napoli nel 1848) di Fortunato Stancarone;Il Castello, custode silente della memoria (testo di Cesare Di Cola).
Recensioni delle prime due edizioni della cartella Viaggio nella Cosenza Antica
La si può definire un contenitore, visto che si compone di un volume nel quale sono pubblicati lo studio storico (con un elenco di uomini celebri) sulla "Calabria Citra", tratto dal "Viaggio nel Regno delle due Sicilie" di Fortunato Stancarone, pubblicato a Napoli nel 1848; un profilo dell'artista e della sua opera dal giornalista d'arte Raffaele Mazzarelli; un piccolo assaggio della vasta produzione fotografica con la quale Giuliano Di Cola ha fermato il tempo nella Cosenza antica [...] La fortuna di Di Cola, secondo me, è stata quella di non essere nato a Cosenza, ma ad Ascoli Piceno; e di avere quindi visto, come una creatura fuori da se, con gli occhi dello scopritore, il complesso architettonico che costituisce il centro storico di Cosenza... (Michele Gioia)
[...] Preziosa la pubblicazione (nella quale Cosenza antica rivive in tutta la sua eccezionale bellezza) che presenta le foto nelle quali si avverte un grande amore per la città [...] (On. Giacomo Mancini, 30 dicembre 1993)
Cosenza antica in un discorso per immagini dovuto all'obiettivo, meglio dire all'occhio di Giuliano Di Cola. Marchigiano di Ascoli Piceno trapiantato in Calabria, è qui a Cosenza, che Di Cola, questo operatore fotografico dotato di una sensibilità pronta come un radar alla scoperta dei "valori" visivi a contatto con l'antica civiltà bruzia, nei suoi echi secolari e nei suoi eterni ritorni, dopo varie esperienze professionali e dopo numerose partecipazioni alle più qualificate rassegne fotografiche in Italia e all'estero, scopre nel linguaggio della fotografia come arte un messaggio ben più profondo e credibile delle parole. Strutturate sulla base di un'armonico (e armonioso) tracciato di linee e di punti, intesi, questi ultimi, come frammenti disintegrati di un bell'equilibrio di spazi pieni e vuoti; di una felice partitura d'ombre (il tutto ottenuto grazie all'impiego della retinatura sulla memoria statica della pellicola: una pratica che eccita ed esalta l'uso della camera oscura e della bacinella di sviluppo), queste di Di Cola sono immagini che nascono dall'amore e dalla frequentazione assidua di Cosenza [ ] I piccoli spazi prospicienti alle case padronali, gli estradossi dei ponti, i ballatoi, le scalinate a perdifiato spesso segnate da grandi archivolti, il lastricato dei cortili e delle stradine erte e strette, i vicoletti senza orizzonti e dalle pareti incombenti, assumono nell'immagine di Di Cola un palpito di memoria, meglio, un sapore di palinsesto, come se nascondessero trame complesse e cifrate delle vite che si sono consumate per quei vicoletti, quelle stradine e quelle scalinate, in quelle case e su quegli spazi, cortili, ballatoi. [ ] Di Cola sceglie le tonalità care a Shelley: le tonalità sfumate dell'umido, della muffa, degli intonaci, dei legni smorte delle porte, la porosità delle pietre che vanno ad incorniciare i portali, l'oscurità soffice intravista dalle porte e dalle finestre, l'unto del fumo di carbone lasciato dai fuochi agli angoli delle case , ed opera il più vero e affettuoso ritratto di Cosenza. [Raffaele Mazzarelli]