L'Archivio Di Cola è una ricognizione fotografica in continua evoluzione, che risponde ad ogni esigenza di promozione, comunicazione e documentazione avente come oggetto l'universo Calabria. Un patromonio unico fatto di migliaia di immagini (e tele fotografiche) di carattere storico ed artistico, che si rivolge a diversi soggetti (Comuni, Province, Regione, istituti di credito, università, APT, case editrici, associazioni culturali, industria alberghiera ) per la realizzazione di libri (d'arte, storici, antropologici ), depliants, guide turistiche, periodici, cataloghi, cd-rom, calendari, siti web, mostre E' possibile acquistare, contattando lo studio fotografico Di Cola, volumi della collana Pianeta Calabria, stampe e tele fotografiche ed eleganti cartelle personalizzabili contenenti tele e stampe. Periodicamente verranno segnalate nuove opere. Le tele e le stampe dell'archivio possono essere noleggiate per l'allestimento di mostre.
Sul retro della tela è apposta la firma dell'autore, l'annotazione Archivio Giuliano e Cesare Di Cola e relativo riferimento alla tiratura.
Tiratura: copia n.1/50
Prezzo:
160.1
Di Cola e il mondo sommerso
Corrado Alvaro, Franco Costabile, Enotrio, Giuliano Di Cola; uno scrittore, un poeta, un pittore, un fotografo, tutti messi insieme da un comune denominatore, la Calabria del mondo sommerso, la Calabria della memoria, la Calabria terra di lavoro agricolo, di passioni ancestrali. La mia Calabria, quella che non mangiava pop corn, non ruminava chewing-gum, non beveva Coca Cola. Affascinato dalla prosa del sanluchese, dal verso del sambiasino, dal colore del sancostantinese, non ebbi conoscenza d'un cantore al nitrato d'argento di quella Calabria fino a quando per puro caso, in una Tropea inondata di sole primaverile, non conobbi Giuliano Di Cola, il fotografo marchigiano adottato da Cosenza, che meglio d'un calabrese ha saputo cogliere lo spirito dell'Old Calabria che qua e là ancora resiste. Allora feci personale esperienza della sindrome di Stendhal, il malore che coglie quando ci si trova dinanzi una folla di capolavori e il tempo per vederli con comodo tutti ti manca: capogiri, sudore, respiro breve. Non di rado svieni. Di Cola aveva il cofano dell'auto pieno di fotografie da lui scattate durante un non breve arco di tempo e lungo un itinerario calabrese che a me dava l'impressione d'essersi sviluppato attraverso le vie del mio ricordo, del mio preterito, al punto che non so quanto scherzosamente, mentre scorrevo le immagini di quel film contadino, dissi a Di Cola: «Tu devi essere sincero, devi dirmi la verità. Non temere, non scomoderò la legge, non pretenderò restituzioni, non vorrò compensi, ma la verità sì, la voglio, devo sapere con quali sortilegi tu sia riuscito a penetrare nei recessi della mia memoria e con quale sofisticato apparecchio fotografico ti sei impadronito di tutte le immagini del mio ahimè troppo remoto passato che vi tenevo gelosamente conservate.
Mi hai rubato, per renderle pubbliche, le visioni della Calabria della mia infanzia, del mio paese natio dove tornavo ogni anno per le vacanze d'agosto e d'ora innanzi, quando avrò bisogno di ricordare sarà alle tue foto che dovrò ricorrere, perché hai saccheggiato la mia memoria lasciandola completamente vuota. Mi hai portato via tutto, i visi dei nonni, degli zii, dei cugini, degli amici, dei conoscenti uomini e donne, giovani ed anziani tutti con le stigmate del lavoro e del sacrificio sul volto, sulle mani, nel fisico contorto come il legno dell'ulivo...