L'Archivio Di Cola è una ricognizione fotografica in continua evoluzione, che risponde ad ogni esigenza di promozione, comunicazione e documentazione avente come oggetto l'universo Calabria. Un patromonio unico fatto di migliaia di immagini (e tele fotografiche) di carattere storico ed artistico, che si rivolge a diversi soggetti (Comuni, Province, Regione, istituti di credito, università, APT, case editrici, associazioni culturali, industria alberghiera ) per la realizzazione di libri (d'arte, storici, antropologici ), depliants, guide turistiche, periodici, cataloghi, cd-rom, calendari, siti web, mostre E' possibile acquistare, contattando lo studio fotografico Di Cola, volumi della collana Pianeta Calabria, stampe e tele fotografiche ed eleganti cartelle personalizzabili contenenti tele e stampe. Periodicamente verranno segnalate nuove opere. Le tele e le stampe dell'archivio possono essere noleggiate per l'allestimento di mostre.
I Di Cola scrivono su lastre fotografiche di uno stesso quaderno, come su un pezzetto della loro anima. Hanno fatto della Calabria la loro casa dell'anima e la guardano come una violetta del pensiero. Questi due fotografi hanno nostalgia della loro terra. La nostalgia, per loro, non è coscienza dell'assenza, ma presenza forte e intensa. Essi hanno l'immagine precisa dell'infinità solo guardando questo lembo di terra, il cui nome è Calabria. (Carmine Benincasa, Roma 25-4-2002)
Cosenza antica in un discorso per immagini: i piccoli spazi prospicienti alle case padronali, gli estradossi dei ponti, i ballatoi, le scalinate a perdifiato spesso segnate da grandi archivolti, il lastricato dei cortili e delle stradine erte e strette, i vicoletti senza orizzonti e dalle pareti incombenti, assumono nell'immagine di Di Cola un palpito di memoria, meglio, un sapore di palinsesto, come se nascondessero trame complesse e cifrate delle vite che si sono consumate per quei vicoletti, quelle stradine e quelle scalinate, in quelle case e su quegli spiazzi, cortili, ballatoi. [Raffaele Mazzarelli]
Questa ricognizione fotografica non è una mostra di cose morte, ma una visione fantasmagorica della civiltà contadina calabrese, rivisitata con intelletto d'amore da un poeta della luce e da un artista che sente il passato della nostra gente senza pateticismi pseudo romantici ma come ancestrale memoria d'infanzia emergente da un paesaggio tormentato come l'amore, come la fatica e la pazienza. [Carlo Cimino]
..la civiltà contadina calabrese che Di Cola propone è "altra"da quella alla quale ci siamo via via assuefatti[...] E, poi, i gesti denotano tutti un che di rituale che sa di liturgia del quotidiano; i volti hanno la compostezza di una pensosità senza affanni;gli oggetti addirittura si offrono come elementi compositivi di impensabili nature morte... [Giulio Palange in "La memoria e gli altri"]
Le foto di Di Cola ci ricordano le pagine tristi di Capaci e di Via D'Amelio. Queste immagini sono la fonte dalla quale ciascuno deve trarre la forza per assolvere fino in fondo ai propri doveri... [Roberto Sgalla, segretario generale Siulp 1993]