
Momenti rurali: cottura delle verdure (foto antica)
Speciale Calabria. Un’inchiesta nel mondo ruraleGente
isolata
di
Giulio Palange (fotografie di Giuliano Di Cola) -Il Giornale
d’Italia, 22 dicembre 1968 […] Il mondo rurale è ancora un’isola, anzi un arcipelago, verso cui nessuno ha proiettato validamente un ponte per agganciarlo alla realtà dei tempi. E questo per due motivi di fondo: il primo perché i problemi del mondo rurale sono stati interpretati solo in chiave economica; il secondo ci è stato rivelato in modo illuminante dalla frase di un intervistato di cui in seguito parleremo: «Abbiamo parlato ai contadini, ma noi: li abbiamo fatti parlare. Abbiamo loro proposto un mondo che non avvertivano». Avevamo iniziato questo nostro servizio-inchiesta con altri programmi ed altri propositi: ma una volta entrati nel mondo contadino è stato come trovarci in altra dimensione di uomini e cose, di valori e di principi. Un mondo sconosciuto, sottovalutato, incompreso. Un mondo arroccato nel proprio isolamento ai margini di una Calabria che si dice avviata verso la rinascita. Abbiamo girato a lungo nelle zone rurali , nelle contrade: abbiamo parlato con questa gente di campagna che ci accoglieva con diffidenza, con rare parole, o che si limitava a guardarci al di là delle porte socchiuse, e dei vetri delle finestre. Come se avessero imparato a difendersi dagli intrusi con sguardi pieni di paurosi interrogativi. Abbiamo scavato un po’ sotto questa scorza e quella stessa gente diffidente e scorbutica si è rivelata in tutta la sua debolezza e la sua forza, in tutte le sue limitazioni e la sua profonda drammatica umanità. Quante volte li abbiamo lasciati al margine del nostro mondo con la sola espressione: «tamarri»!? Abbiamo lasciato per via i progetti e le intenzioni iniziali e ci siamo fermati per gettare uno sguardo nell’anima di questa gente. Il mondo rurale, dicevamo, è un’isola che vive ai margini d’una Calabria avviata verso la rinascita. Ma cosa ha inizialmente determinato e poi aggravato tale stato di isolamento? […] Da sempre i contadini hanno vissuto nella cerchia impenetrabile della propria famiglia che rimane ancora oggi una specie di santuario in cui non si ammettono intrusioni. Di qui l’impotenza di tutte le organizzazioni di assistenza sociale incapaci di frantumare l’involucro che avvolge ogni nucleo familiare insediato nelle campagne, involucro che lo rende incapace di affrontare alcuni elementari aspetti della vita civile […] È proprio in tutte le più svariate esigenze della vita quotidiana che si rivela la necessità, per i contadini, di una guida che a poco a poco insegni loro a sganciarsi da certe condizioni ai limiti dall’accettabile. E la persistenza di tale stato di cose è aiutato dalla conformazione degli insediamenti rurali costituiti per il 90% di case sparse lungo le balze ed i colli isolate dal resto delle contrade, lontane dai centri. Tutto questo ha avuto un’influenza determinante anche nel campo economico. I contadini, i nostri contadini, tranne qualche eccezione isolata in determinate zone, hanno sempre lavorato nei limiti del proprio podere o di quello del proprio padrone con metodi e criteri superati da almeno mezzo secolo. Producono un po’ di tutto, solo per le necessità della propria famiglia, senza possibilità di scambi e di mercati […] Ma cosa rappresenta, da un punto di vista non esclusivamente economico, la terra per questi contadini? «Per me questa terra è tutto – ci dice Umile Benedetto di Fria di Bisignano – ho lavorato tutta la vita su questa terra. Ho fatto da sempre sacrifici per possedere poco più di un fazzoletto: ma mi basta per sapere di non essere schiavo di nessuno». Nella terra c’è un legame, ma anche una redenzione. In altri si ritrova addirittura quel significato della “roba” che ispirò a Verga tanti personaggi. Più “roba” si ha e più si è uomini: sembra di ritornare all’Ottocento borbonico quando solo chi possedeva delle terre poteva leggere sul proprio certificato anagrafico “di condizione civile”[…] La vita di questa gente si svolge sulla terra e per la terra, nei limiti dei suoi problemi e delle sue leggi. Limiti che a chi vive lontano da questo mondo possono sembrare angusti e soffocanti, ma non per i contadini che si attaccano ad essa con uno spirito quasi di sopravvivenza […] |