
Mondo contadino calabrese: antica lavorazione del formaggio
| Giuliano Di Cola osserva la terra e le cose, le opere e i giorni della nostra regione con la medesima intelligenza dello storico. Nella indovinata successione figurativa delle foto sequenza di Di Cola il senso del passato e della morte è riscattata dalla memoria dell'osservatore che nell'immagini del passato avverte la misteriosa corrispondenza dell'effimero e dell'eterno nella corsa perenne del divenire eracliteo.Queste immagini tolgono alla dimenticanza le memorie del "mondo sommerso", e mentre danno nel breve spazio di un ritratto un'atmosfera trasognata al quotidiano, pur così duro e crudo, della vita quotidiana, contemporaneamente, fissano nella verità del fotogramma, quei valori intramontabili di una civiltà radicata nell'inconscio collettivo percepito ancora nella moralità di alcuni rituali di cristianesimo arcaico superstite nel gesto della madre che fa la pasta in casa assottigliandola con misericordia fra le dita "come se in quel momento avesse pietà di tutto il mondo senza pane", o quell'altro rituale pagano dell'uccisione del maiale, che, a distanza di secoli, ancora adombra e ripete l'offerta cruenta a Giove oscuro e nemico. Attraverso la luce della lente fotografica di Di Cola ritorna viva sotto i nostri occhi quella remota esperienza di vita paesana e campestre, oscuratasi dentro di noi, ma sempre pronta a ridestarsi sotto l'urto assordante del macchinismo progressivo, che proprio nel Sud più profondo mostra il suo volto più deludente e disumano. [Carlo Cimino in "Memorie del mondo sommerso"]. |