| Il cavallo - da
sempre, strumento di lavoro
e compagno di vita dell'uomo - è
oggetto di un'opera di salvaguardia, che si concretizza con
l'attivazione del Registro Anagrafico delle popolazioni equine
riconducibili a gruppi etnici locali, istituito per volontà del
Ministero per le Risorse Agricole, Alimentari e Forestali (D.M. 27.7.90)
ed affidato operativamente all'Associazione Italiana Allevatori.
Tra le 17 razze
cavalline iscritte nel Registro figura il cavallo calabrese, la cui
storia affonda le radici nell'antichità.
La Calabria diede
origine ad un tipo di cavallo dai caratteri orientali-africani. Noti
erano in epoca magno-greca i cavalli sibariti (di taglia ridotta,
eleganti ed rinsanguati). Essi erano molto affezionati ai loro padroni,
si diceva che piangessero quando questi morivano.
Gli eventi
storici, che si sono succeduti nella regione brettia, hanno
influito nell'evoluzione dell'allevamento, segnandone le tappe
fondamentali: gli incroci con soggetti originari della Gallia e della
Germania (che hanno dato maggiore robustezza a scapito della velocità)
al tempo dei Romani; intorno al 900 il rinsaguamento fornito dai nuovi
cavalli arabi; nel 1200 l'importazione di nuovi cavalli orientali prima,
di quelli andalusi (per produrre animali di maggiore altezza) poi;
l'introduzione degli stalloni dell'allevamento di Persano (creato nel
1742 da Carlo III di Borbone, in provincia di Salerno); nel 1900, la
ricostituzione di quest'ultima razza in due gruppi (rappresentanti il
sangue inglese ed orientale). Da segnalare, infine, l'acquisto, da parte
di alcuni allevatori, di stalloni francesi
"[…]
il sangue francese darà nel futuro un miglioramento qualitativo
all'allevamento calabrese che rimane comunque rivolto alla produzione
dei cavalli mezzo sangue da sella per concorsi Ippici e dovrà, in
futuro, riavvicinarsi alle origini con la riutilizzazione del P.S.O. che
in ogni momento di decadenza ha ridato il giusto equilibrio a questa
razza che dà onore e prestigio agli allevatori di Calabria" (Pasquale
Pisani in “Il cavallo calabrese: origini, allevamenti, stalloni”,
1980).
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