Dal momento che il pane costituiva parte fondamentale per la sussistenza delle classi subalterne, chi lo faceva doveva compiere un insieme di azioni preventive atte ad ottenere un preciso risultato: evitare, cioè, che alcune persone potessero gettare il malocchio compromettendo così la normale lievitazione del pane stesso. Molte erano, anche, le regole da osservare a tavola; la pagnotta non doveva essere rivoltata, visto che la credenza popolare riteneva che essa avesse due volti: quello sovrastante, rivolto in alto, dedicato a Dio (perciò le massaie erano solite tratteggiare sulla superficie il segno della croce); quello sottostante di solito nero e bruciato, si credeva fosse proprio del diavolo. Non si poteva né capovolgere il pane, né introdurvi nel suo interno il coltello; l'effetto che ne sarebbe conseguito era il seguente: nel primo caso ci si sarebbe rivolti al diavolo, nel secondo si sarebbe ferito Dio. Peccato era quando un pezzo di pane cadeva per terra e non poteva essere mangiato prima di essere stato diligentemente baciato e segnato. Norme, queste, legate alla consapevolezza della forte povertà connotante la quotidianità del vitto contadino, interrotta solo in occasioni cerimoniali e festive. (Cesare Di Cola in Il tempo e la memoria)