Il sentore di zagara, il fiore bianco tipico degli agrumeti calabresi, inebria, per diversi mesi dell'anno,buona parte del territorio della regione, seconda solo alla Sicilia, nella produzionedelle arance. Un alto quantitativo di tutte le qualità prodotte, dal moro al tarocco, dal sanguigno all'ovale calabrese, viene esportato all'estero. La fetta riservata al mercato interno viene trasformata in bibite, sciroppi e confetture;importante l'applicazione di tutti gli agrumi nel campo farmaceutico e dei profumi. Appuntamento immancabile è la sagra degli agrumi che si svolge a Corigliano Calabro, uno tra i maggiori centri di produzione delle clementine calabresi, mandarini precoci, privi di nocciolo, che maturano in alcuni casi già dai primi di ottobre e che si caratterizzano per la buccia sottile, la polpa succosa e zuccherina. La specie agrumaria di più antica coltivazione, il cedro, viene prodotta in Italia quasi esclusivamente nella Riviera dei Cedri, litorale del Tirreno cosentino, compreso tra Praia a Mare e Cetraro. Gli ebrei lo considerano il simbolo della perfezione: ogni anno, infatti, a Santa Maria del Cedro i rabbini giungono da tutta Europa per scegliere gli esemplari più belli, e utilizzarli nella festa dei Tabernacoli. Il frutto che i Romani chiamavano pomo di Media, ha forma ovale di colore giallognolo. La polpa scarsa è poco acida; la buccia viene utilizzata, soprattutto per la produzione di canditi e di liquori. (Cesare Di Cola in Tesori della tradizione)
LA CASTAGNA
Nei suoi appunti di viaggio, lo scrittore inglese C.T. Ramage (1828), riferendosi al popolo brettio (del quale esaltò generosità e senso di ospitalità), così annotava: Vivono per lo più di pane fatto con la farina di castagne che si raccolgono nelle foreste della Sila [ ] Derrata maggiore sostenitrice de' bisogni de' villici tutti che abitano i fianchi occidentali degli appennini silanie oggetto con funzione magica nei racconti popolari, la castagna è un frutto di alto potere nutritivo, che si presta ad un impiego variegato. Le castagne si possono mangiare fresche o secche, crude, bollite (vaddrani) e arrostite (ruseddre); si possono, anche, ridurre in farina, che viene usata per fare il pane castagnizzu e le frittelle. I pistiddrii sono le castagne essiccate e scortecciate; vengono consumate, anche, bollite insieme al liquido di cottura. Il frutto è un achenio con pericarpo coriaceo, sottile, lucido e di colore bruno, che ricopre un seme bianco, farinoso e commestibile. Le castagne sono contenute (da 1 a 4) entro un involucro spinoso (riccio) che si apre a maturità in quattro valve. La pianta fiorisce in giugno; da settembre a novembre avviene la raccolta, momento di aggregazione sociale in cui far rivivere tradizioni e ricordi di tempi passati.