Gelsicoltura, allevamento del baco da seta e manifattura serica

Ai primi caldi primaverili, la famigliabozzoli contadina trasformava la propria abitazione e gli altri locali in un piccolo laboratorio, dove erano soprattutto le donne a prendersi cura del baco, seguendo tutte le varie tappe dell'allevamento: le mute, la costruzione del “bosco”, l'eliminazione dei bozzoli putridi, l'avvolgimento del filo (liberato, dalla sericina, manualmente nell'acqua bollente) negli aspi. Un tempo, si riponeva il seme dei bachi nei pagliericci dei letti riparati. Se la schiusa non avveniva nel termine previsto, le donne se lo portavano nel petto, “dove la sortita provocata dal calore animale si sollecita”. Dopo la schiusa, i bachi venivano posti su graticci di vimini ben coperti ed alimentati con foglie di gelso asciutte, fresche, pulite e frantumate. «Il primo baco che spunta dicesi cavallaio, e se ne tace la notizia alla vicina per non essere fascinato» (cfr. V. Padula, Calabria prima e dopo l'Unità, vol. I, a cura di A. Marinari, Laterza, Roma-Bari 1977, p. 149). Con la crescita dei “cavalieri”, aumentando il loro appetito, il lavoro dei bachicoltori si faceva sempre più impegnativo; per buona sorte dei contadini, la tensione si allentava nei quattro momenti di stasi, nei quali si verificava la muta. Il baco, alla fine della quinta età larvale, cessava di rodere;  era giunto il momento di filare il bozzolo. A questo punto, la famiglia allestiva il “bosco”, costituito da rametti di fascina intrecciati e posto nei granai o in soffitte opportunamente oscurate. Per mezzo della filiera, un organo posto sotto la bocca, i piccoli animali cominciavano ad emettere la bava per filare il bozzolo, in cui si verificava la metamorfosi in crisalide e poi in farfalla. Una volta completata la ninfosi, la farfalla emettendo una secrezione rossiccia, scioglieva la sostanza gommosa agglutinante che univa i fili, per venir fuori. 

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Nell'arco di pochissimi giorni si consumava tutto il ciclo del “filugello”: l'accoppiamento, l'ovideposizione ed infine la morte. Per l'utilizzazione della seta, bachi da seta su foglie di gelsobisognava intervenire prima dell'uscita della farfalla dal bozzolo; lo sfarfallamento avrebbe danneggiato irrimediabilmente la qualità del bozzolo e quindi reso impossibile il lavoro di raccolta del prezioso “filo di luce”. In tutte le fasi della lavorazione (trattura, incannatura, torcitura…) le millenarie procedure tecniche venivano intervallate da riti propiziatori; così scriveva Vincenzo Padula: «Or, quando il baco accenna a voler filare, si fa benedire dai monaci; e si mette una conocchia annumata – dedicata – alla Madonna. Chi si ha ammanito le conocchie per sé non può venderle altrui. Se il baco non va alla conocchia, usano suffumigi d'incenso o di cardone messo sul fuoco. E mettono tra le conocchie il fasciaturo della Madonna (erba) e mazzetti di fiori, o fanno delle frittelle sotto il soffitto».Ed è proprio ad Acri – paese che diede i natali allo scrittore che fondò il “Bruzio” e dove, nel passato, la gelsi-bachicoltura era un'attività  fiorente – che, recentemente, è stato creato un impianto gelsibachicolo con l'assistenza qualificata dell'Agenzia Regionale per lo Sviluppo e per i Servizi in Agricoltura di Mirto Crosia (Cosenza). La Coperativa Sociale “Don Milani”, un'organizzazione non lucrativa onlus, fondata dal Prof. Nello Serra, ha suggellato una liaison perfetta tra la riscoperta di antiche tradizioni, in grado di suggerire la costruzione di manufatti tipici e spendibili per la causa dell'autofinanziamento, e la solidarietà; quest'ultima concepita, per l'appunto, come l'antitesi dell'assistenzialismo, come sviluppo della socialità e della creatività […] (Cesare Di Cola, il filo della tradizione, in "Origini - Arte, cultura e tradizioni", anno I, n.0, 2002)

La tela della solidarietà

La giornata della Casa-famiglia (18.11.2001) è stata "una bella occasione per ritrovarsi, per condividere (cibo, pensieri, idee, emozioni), per rafforzare il legame che tiene uniti i collaboratori e per raccogliere qualche nuovo amico e sostenitore". L'incontro ha rappresentato un momento costruttivo per rilanciare il progetto di trasformazione della cooperativa – che da vent'anni opera come punto di riferimento per persone con disagi economici e/o disabili – in Comunità di accoglienza, come valida alternativa alle strutture settoriali medicalizzanti. Visitando il sito www.comunitadonmilani.it è possibile reperire ulteriori informazioni, acquistare i volumi e i prodotti del laboratorio creativo, e, quindi, contribuire a raccogliere i fondi necessari per la futura casa-famiglia [...] (Cesare Di Cola, in "Confronto", anno XXVII, n.11-dicembre 2001)

La Cooperativa Sociale a.r.l. Don Milani ha sede a C/da  S. Zaccheria, Acri (Cosenza), Tel/Fax: 0984/ 954972 - www.comunitadonmilani.it 

Flora e fauna calabrese

 

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