[...] avvertiamo la necessità di riscoprire la nostra identità, il legame con il nostro "centro storico", dove sono stratificate le "memorie" delle generazioni che ci hanno preceduto, la storia di una comunità di artigiani, di commercianti, di liberi pensatori, che si configuravano con l'essenza stessa della città, che faceva di loro cittadini partecipi e non distaccati dalle realtà delle tensioni umane, politiche e religiose dei loro tempi. E questa necessità di "identità" che spinge Di Cola a riscoprire le fonti pietrificate del suo passato, a percorrere con l'obiettivo fotografico e fissare sulla memoria statica della pellicola le immagini di vie e vicoli, di scalinate che si inerpicano fin sotto il Castello Svevo, di portali di antiche botteghe artigiane, di finestre che paiono "buchi neri", che nascondono
arcani misteri di altre dimensioni di spazio e tempo. [...] Di Cola interviene stendendo sull'immagine un diaframma di pulviscolo atmosferico, che ottunde la spigolosità dei muri fatiscenti,ammorbidisce i contrasti del chiaro-scuro, come se le emulsioni materializzassero evocazioni oniriche, emerse dalla profondità della psiche, dove sono memorizzate le esperienze primigenie. Egli scava dentro la città storica, estrapola i particolari, li sceglie accuratamente, spinto anche dai suoi bisogni inconsci, raccoglie e fissa non il "pittoresco", ma quegli scorci della città che possono assurgere a simbolo di una condizione presente, e questo lo induce ad intervenire sull'immagine per darle una dimensione di tempo passato [...] Quasi tutte le sue opere sono da considerarsi oggetti estetici autonomi, ognuno dei quali ha una sua funzionalità in grado di mediare le esigenze consce e inconsce dell'autore e comunicarle al fruitore, il quale, a sua volta, è indotto ad un'attenta analisi dei significanti e dei loro nessi con la realtà soggettiva. Egli utilizza la scienza, la tecnica, per creare l'oggetto estetico, a differenza dei neo-impressionisti, con i quali ha un certo legame (la frantumazione della materia), che utilizzavano la pittura per pervenire alla scienza (ottica). E un processo che esemplifica il mutato atteggiamento dell'uomo di fronte alla tecnica, alla scienza, alle necessità di recuperare una dimensione umana della realtà, che è per Di Cola, innanzitutto, recupero di" identità", che passa attraverso la riscoperta del passato, consapevole che si è cittadini, uomini liberi, quando la coscienza storica individuale si configura con quella collettiva. (da L'Altra
Cittą, Franco Portone)