Il maniero federiciano, fonte di grande forza evocativa e carica misterica, può diventare semplicemente uno spiraglio sulla mente, funzionale ad una meditazione interiore e soggettiva. In virtù di tale operazione colta ed elitaria l'antica rocca brettia, disabitata e persa la struttura difensiva, assume, per effetto di suggestioni letterarie, magiche e leggendarie, il ruolo di tetro rifugio, di dimora diruta di spiriti illustri. Nello spazio scenico, ora ritrovo di giostre e tornei, ora luogo dove si consumano gioie e tormenti dell'amor profano consegnati al canto dei trovatori, finiscono così per muoversi e interagire personaggi d'altri tempi e passioni quotidiane, con un continuum di percezioni formanti una sorta di sinestesia di immagini cinematografiche che ritraggono un principe e la sua dama, offrendo una fedele rappresentazione di una miniatura del Codex Manesse e lascolto di una voce fuori campo che recita la canzone di Bernart de Ventadorn o la lirica del mitico Staufen: [...] Dì a la più amorosa,/ca per sua cortesia /si rimembri de lo suo servidore,/quelli che per suo amore va penando/mentre non faccia tutto l suo comando;/e pregalami per la sua bontade/ch’ella mi degia tener lealtate. Un flot de lumière su cangianti concrezioni atmosferiche, una riesumazione di fantasmi dell'immaginario e verità dell'incoscio. Significati, dunque, che si conquistano all'interno della costruzione significante decontestualizzata, contaminata. Quest'ultima si plasma su di essi svelando un potenziale simbolico, facendosi specchio della coscienza, divenendo Golem che riverbera l'estasi e lo strazio d'ingorghi affettivi. (Cesare Di Cola in Il Castello, custode silente della memoria)