La
cosiddetta "colonizzazione storica" (all'inizio
della seconda metà dell'VIII secolo a.C.) produsse una
autorevole civiltà, che ebbe una fisionomia singolare e
distinta da quella greca, e i cui fasti la Calabria non è
più riuscita a rivivere se non nei suoi reperti
archeologici. Poche città hanno avuto, nel mondo classico,
la fama goduta da Sibari, la terra favolosa descritta da
Euripide nelle Troiane e distrutta dai Crotonesi nel 510 a.C. Le "favole
sibaritiche" che, al tempo di Aristofane (445-385 a.C.), intrattenevano nei banchetti gli Ateniesi, appartengono ad un genere letterario fortunato per i suoi connotati umoristici e dilettevoli. In realtà dalle stesse emergeva, nei confronti di Sibari, una visione di vita molto critica, che prese le mosse dalla scuola pitagorica di Crotone, negli ultimi decenni del VI secolo a.C. Ciò nonostante, da queste narrazioni si intravede una realtà ricca, capace di sviluppare spinte innovatrici in campo sociale ed economico, facendo leva su una agricoltura favorita dalla feracità del territorio e sfruttando un artigianato e un commercio che la rendevano fulcro degli scambi in tutto il Mediterraneo... (Cesare Di Cola in Il tempo e la memoria)