Fiammingo è il primo dei termini lasciati dal fluire del tempo: Losfeld. È termine che suggerisce, anzi evoca, l'immagine della terra di nessuno, una campagna abbandonata, vaga, atta ad essere frequentata da chi è senza patria, da chi ha abbandonato il suo territorio noto e decide di abitare un nuovo spazio. Lo abita. Lo vive. Non lo occupa. Il Losfeld è uno spazio instabile, indefinito, che a nessuno appartiene, che da tutti può essere abitato. Losfeld è una distesa che diviene evocativa solo quando vi si rappresenta qualcosa. La sua indefinitezza termina nel momento in cui uno o più uomini ne decidono il significato, riempiendolo degli attributi propri della loro immaginazione, e ridiviene luogo di indefiniti fantasmi appena il significato gli viene sottratto. È come uno spazio bianco dove i colori scivolano appena il pittore si è girato e più non guarda la tela dipinta. (Enrico Borla, Ennio Foppiani, Losfeld. La terra del Dio che danza, Moretti & Vitali, Bergamo 2005)

Il ricordo e la speranza - "una successione di fotogrammi che valgono mille pagine di storia e di sociologia mafiosa. Sono fotografie retinate, riprese attraverso una ragnatela sottilissima di fili concentrici, con questi colori mediati dal filtro e dai toni sempre caldi, quasi belli, violenti comunque"(Pino Nano in Calabritudine). Mostre recenti:

- A Recordação e a Esperança. A Herança de Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, a cura del Tribunal de Justiça do Estado do Rio de Janeiro, dell'Escola da Magistratura do Estado do Rio de Janeiro, del Departamento Cultural – EMERJ, dell'Istituto Italiano di Cultura di Rio de Janeiro, Galleria presso la EMERJ, Rio de Janeiro (Brasile), maggio-giugno 2002

- 2° Forum Mondiale dei Giudici, a cura del Consolato Generale d'Italia a Porto Alegre, del Ministero degli Affari Esteri, dell'Associação dos Juízes do Rio Grande do Sul, Galleria AJURIS, Porto Alegre (Brasile), gennaio/febbraio 2003


Dall'alto della Sacra Montagna - Il Monte Athos - "Le fotografie di Giuliano Di Cola qui pubblicate sono un documento singolare, se si considerano le diffidenze che sulla santa montagna, àghion òros, censurano i maneggioni delle macchine e delle lenti d'ingrandimento. Ma soprattutto, mi sembra, sono un immagine di simpatia, di comprensione umana non superficialmente curiosa e folcloristica. Forse per questo motivo quando salimmo nel bat-tello del ritorno, il vecchio monaco Pétros, addetto alla cucina, ci gridò dietro: «Tornate, ospiti tanto attesi! Quando il mondo dorme, il monte Athos, come una candela, veglia e prega». Nell'era elettronica non trascuriamo il chiarore antico delle candele." [Vittorio Citterich in Panorama Mese - Agosto 1984]


Pulcinella a Venezia - "Di Cola ha fatto improvvisare davanti all'obiettivo Pulcinella [...] Un esempio straordinario per l'alta classe della tecnica fotografica e per l'intuizione concettuale di mettere a confronto la maschera napoletana con la città veneziana..." (Hasselblad n.74 - 1983)


La Rua (Ascoli Piceno) - "Le opere di Giuliano Di Cola - dai colori caldi, attenuati, evanescenti - nascono dall'animo e suggeriscono all'osservatore non tanto l'oggettiva connotazione della struttura urbana, quanto quello che la sua intelligenza e la sua sensibilitą hanno visto... Le sue immagini assurgono a simbolo e - come la "rua" - scavano dentro la cittą storica che perde il segno del tempo e diventa memoria." (Stefano Castelli dal catalogo della mostra "La Rua")

 
 

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