Il ricordo e la speranza
L'eredità di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino
 

Mostra fotografica "A Recordaçao e a Esperança. A Herança de Giovanni Falcone e Paolo Borsellino", nell'ambito della manifestazione "Falcone e Borsellino – 10 anos de Herança/ Uma Lição de Justiça e Liberdade" (23/24 maggio 2002). Realizzazione: Tribunal de Justiça do Estado do Rio de Janeiro, Escola da Magistratura do Estado do Rio de Janeiro, Departamento Cultural – EMERJ, Istituto Italiano di Cultura – Rio de Janeiro. Supporto: Associação dos Magistrados do Estado do Rio de Janeiro ( AMAERJ), ANSA, Banco do Brasil, Editora Forense Universitária, Instituto Brasileiro de Ciências Criminais Giovani Falcone. La mostra curata dalla Dott.ssa Silvia Monte, Coordinatrice del Dipartimento Culturale - EMERJ, ha avuto luogo (dal 23/05/02 al 21/06/02) nella Galleria presso la EMERJ (Rio de Janeiro, Brasile).

[...] Le drammatiche immagini di questa esposizione, registrate dai fotografi Giuliano e Cesare Di Cola, hanno percorso, durante gli anni, scuole e università italiane con l'obiettivo di seminare una cultura antimafia e di riportare alla memoria il testamento di uomini e donne che hanno dato le loro vite perché avessimo ancora speranza [...] L'eredità di Falcone e Borsellino esiste nel coraggio di combattere, se necessario fino alla morte, la cultura della criminalità. E questa lotta è compito dei rappresentanti della Giustizia, dello Stato, delle persone comuni, a nome del riscatto degli ostaggi del crimine organizzato del mondo intero. (Dott.ssa Silvia Monte)

Per elaborare una cultura antimafiosa molto può fare anche la capacità di sognare un mondo diverso. La forza delle immagini che compongono l'esposizione, secondo Tano Grasso, aiuta a non spegnere la memoria e ad alimentare la speranza.  L'immagine generatrice dell'albero, che come l'essere umano ha il destino di dover realizzare pienamente la sua forma, rimanda alla mediazione tra le profondità della terra e le altezze del cielo, tra il sacro e il profano, tra il visibile e l'invisibile, rinviando alla chiarità "cui tendono le cose oscure dell'uomo secondo la carne", chiarità che si palesa secondo tratti il più delle volte illeggibili. Prima pertanto di poter dire: "E quindi uscimmo a riveder le stelle", è il caso di esortare: «videmus nunc per speculum et in aenigmate». (Cesare Di Cola)


 
 

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