Il Monte Athos
Dall'alto della sacra montagna

I PIÙ VICINI A DIO

Vittorio Citterich in Panorama Mese Agosto 1984

Come tre dita distese sul mare. Penisola della Calcidica, in Grecia. Il dito più orientale è il monte Athos, la repubblica dei monaci, ultimo reperto storico di questo genere, dopo la dispersione del monachesimo buddista nel Tibet. Poco meno di duemila monaci, separati dal mondo, vivono nei  venti antichi monasteri, nelle "schìte" (piccole comunità collegate al monastero maggiore), nelle grotte e nelle capanne degli eremiti, i solitari consumatori di preghiere. [...] La repubblica monastica dell'Athos, santuario dell'ortodossia, il cristianesimo orientale, ha la sua capitale, Cariés, la sua carta costituzionale che regola l'auto-governo. Agli stranieri concede un regolare passaporto, su carta pergamena, il "diamonitìrion". Non è difficile ottenerlo, la burocrazia è minima. Si tratta infatti del più singolare documento burocratico, nella storia di tutte le burocrazie. E comunque, prima di arrivare al diamonitìrion, bisogna superare alcune difficoltà. Non è facile ottenere l'autorizzazione al viaggio, che di regola dovrebbe essere rilasciata dall'ufficio di direzione ecclesiastica del ministero degli Esteri di Atene soltanto a chi dimostri di voler andare sull'Athos per motivi religiosi e non  turistici, e sia studioso di teologia o sacerdote o abbia preso i voti. Il diamonitìrion, rilasciato dall'autorità governativa centrale, attesta che il portatore (nome, cognome, nazionalità) ha raggiunto il monte Athos come pellegrino benintenzionato, ed invita pertanto i responsabili dei venti monasteri a dargli un'accoglienza fraterna nel nome di Gesù Cristo, figlio di Dio e salvatore degli uomini. [...] “Benvenuto l'ospite tanto atteso”, ti salutano. Mangia con noi e stanotte riposati, le lenzuola sono pulite. Domani, alle sei, suoneremo il cembalo: se vuoi vieni a pregare con noi, altrimenti non importa, pregheremo per te. Quanto costa l'ospitalità? Niente. La straordinaria accoglienza dei monaci ha soltanto un ostacolo assoluto, un implacabile divieto burocratico.  Il passaporto per il monte Athos, il diamonitìrion, esclude rigorosamente le donne. La contraddizione storica è evidente. C'è di più. Secondo la tradizione, storicamente non accertata ma ancora valida nei monasteri della santa montagna (àghion òros in greco: nuovo nome del monte Athos), la storia cristiana di quel monte comincia con l'approdo di una donna ebrea, Maria, sulle rive della penisola calcidica. C'è ancora oggi un porticciolo di pescatori che porta il nome suggestivo di "Òrmos panaghiàs", l'approdo della donna santissima, la Madonna, insomma, la madre di Gesù. Affronto il complesso argomento con due giovani monaci che dipingono icone, servendosi di tecniche antiche (tavola, rosso d'uovo, tempera in polvere) ma non inconsapevoli dell'arte contemporanea e delle sue ricerche. [...] Le fotografie di Giuliano Di Cola qui pubblicate sono un documento singolare, se si considerano le diffidenze che sulla santa montagna, àghion òros, censurano i maneggioni delle macchine e delle lenti d'ingrandimento., Ma soprattutto, mi sembra, sono un immagine di simpatia, di comprensione umana non superficialmente curiosa e folcloristica. Forse per questo motivo quando salimmo nel battello del ritorno, il vecchio monaco Pétros, addetto alla cucina, ci gridò dietro: "Tornate, ospiti tanto attesi! Quando il mondo dorme, il monte Athos, come una candela, veglia e prega". Nell'era elettronica non trascuriamo il chiarore antico delle candele.

 
 

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